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Notizie dalla Rebupplica ilatiana



«Indagare sul ruolo dei servizi segreti esteri nel caso D’Addario». Il senatore a vita Francesco Cossiga ha presentato ieri una interpellanza per chiedere ai ministri dell’Interno, dell’Economia e della Giustizia di fare chiarezza dopo le dichiarazioni di ieri alla «Stampa» rese da Manila Gorio, la trans amica di Patrizia D’Addario, che ha ipotizzato un giro di denaro dietro le rivelazioni della escort pugliese sui suoi presunti incontri a Palazzo Grazioli con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Dopo quell’intervista, dice l’ex capo di Stato, «bisogna ipotizzare nei confronti della D’Addario e dei suoi eventuali mandanti il reato di tentata estorsione o di tentata minaccia». Ma Cossiga ha anche chiesto che il governo ordini «ai nostri servizi di informazione e di sicurezza un’inchiesta al fine di accertare se vi è stata o vi sia da parte di servizi d’informazione esteri, anche di Paesi “alleati e amici”, un’operazione di “intossicazione” e di “disinformazione dell’opinione pubblica italiana e internazionale”, messa in piedi per “screditare e influire” sulla politica estera e militare del nostro Paese» (Il Giornale).

L'ultimo passo è strepitoso: un'operazione di intossicazione e disinformazione dell'opinione pubblica italiana. Per influire sulla nostra politica estera e militare. Ah, l'Italia così avrebbe anche una politica militare. Comunque, qui si contrappongono due visioni estreme e contrarie.
C'è chi pensa che parlare degli sviluppi di una indagine che coinvolge in una certa misura il nostro premier - seppur per motivi diversi da quelli per i quali è sorta quella indagine, per quanto ora è dato sapere - sia sovversivo e nasconda opere di disinformazione, complotti uzbeki e tanta fantasia psico-senile. E la disinformazione non è quella di Minzoloni, il quale nega la censura e sostiene la teoria del cittadino "diversamente informato".

C'è invece chi ha sete di essere informato, chi per sapere ciò che accade è obbligato a guardare Blob; chi non ne può più della cappa di silenzio dei media televisivi e delle stupide grida dei vari grandi fratelli, fratellini e amici vari; chi non accetta la linea editoriale filo-canina del Tg1; chi non capisce perché invece di far capire alla gente i reali effetti della crisi e ciò che potrà succedere, qualcuno dice che bisogna chiudere la bocca e non vendere la pubblicità a qualche giornale scomodo, magari dirottandola sulle altre grasse televisioni e giornali; chi se la ride amaramente dei teatrini dell'opposizione; chi poco a poco sta aprendo gli occhi sulle falsità che Berlusconi nasconde (ma quale grande imprenditore, ma quale famiglia unita, ma quali misure per la crisi, ma quali aiuti ai terremotati, ecc.).

C'è anche chi si stupisce vedere un certo Madoff, additato a incarnazione del male, essere condannato, previa sua dichiarazione di colpevolezza che a poco è servita per uno sconto di pena, a 150 anni di reclusione, per truffe che si aggirano sui 43 miliardi di euro. Dunque, facendo un breve calcolo e utilizzando gli stessi metri di giudizio, Tanzi, responsabile di un crac da 14,3 miliardi di euro in Usa verrebbe condannato a 50 anni esatti di reclusione; ed in pochi mesi. Ma si trova in Italia, l'ex re del latte, per sua grandissima fortuna.
Il giudice che ha inflitto la condanna, ha dichiarato che «il simbolismo della sentenza è importante perché attraverso questa si invierà un messaggio». Che messaggio invierà a noi lo Stato quando a Milano o a Parma i giudici diranno che i reati per cui Tanzi è imputato si sono prescritti? E qualcuno avrà anche il coraggio di dire che la colpa è dei giudici.
E addirittura ci si deve sorbire il responsabile del "crimine diabolico" mentre dice: «Lascio alla mia famiglia un'eredità di vergogna, come hanno detto alcune delle mie vittime. Sono responsabile di molta sofferenza e molto dolore. Chiedo scusa alle mie vittime. Mi dispiace».  Ti dispiace non essere qui caro Madoff. L'italianissimo Calisto "riparte dai muffin" aprendo una nuova impresa alimentare. E le scuse le lascia per il Padreterno, quando sarà il momento.

C'è chi è allibito da quanto accade in Sicilia: l'amministrazione isolana ai tempi di Cuffaro, senatore della Repubblica condannato in primo grado per favori a mafiosi, decise di garantire a qualsiasi dipendente che avesse un genitore, un coniuge o un figlio affetto da una malattia "di particolare gravità" la possibilità di congedarsi definitivamente dal lavoro non appena raggiunti i 25 anni contributivi per gli uomini e i 20 per le donne con prole. E così si è dato il caso di un'impiegata che per andare in pensione dopo appena 20 anni di lavoro si è fatta adottare da una malconcia novantenne. Questa la breve storia di un alto dirigente della Regione. «In pensione a 47 anni, lasciando nel pieno della carriera una delle poltrone più ambite della Regione siciliana. Pier Carmelo Russo, segretario generale dell'amministrazione dell'Isola, è pronto a mettersi in congedo, anche se al riguardo abbozza una blanda smentita. Il suo onorario ammonta a 170 mila euro annui che diventano 194 mila con la premialità. Da pensionato percepirebbe circa il 75 per cento dello stipendio. Baby pensionato diverrà grazie a una legge che vale solo in Sicilia ed esclusivamente per i dipendenti regionali».

C'è chi si chiede perché tanto fervore per far tacere internet. Ci hanno provato con Levi, con la Carlucci, con D'Alia, adesso con tal Lussana, la quale ha da poco presentato un progetto di legge per tutelare il diritto all'oblio: in poche parole, chiudere la bocca a internet sulle informazioni di carattere giudiziario impedendo di mantenere in rete, decorso un certo periodo di tempo, notizie su persone che in precedenza hanno avuto problemi con la Giustizia e sono stati oggetto di sentenze di condanna, assoluzione, archiviazione. Un'esigenza che certamente sentiamo tutti, giacché le informazioni giudiziarie di molti di noi cittadini comuni sono spiattellate su internet da anni. Niente da dire su assoluzione ed archiviazione, anche se qualche volta un fatto seppur non costituisca reato può essere di rilevanza pubblica e avere valore politico. Certo, c'è bisogno del bilanciamento fra esigenze contrapposte, lo sappiamo. Infatti, la grande eccezione al diritto all'oblio sarebbe questa: i divieti della legge non valgono per chi “esercita o ha esercitato alte cariche pubbliche, anche elettive, in caso di condanna per reati commessi nell’esercizio delle proprie funzioni, allorché sussista un meritevole interesse pubblico alla conoscenza dei fatti”. Qualche malizioso potrebbe pensare: ma allora tutti i processi di Silvio, riguardanti reati commessi non nell'esercizio delle funzioni pubbliche, verrebbero presto dimenticati perché non se ne potrebbe parlare più nel web.

Infine, l'ottimo Paolo Liguori, anche lui - come tanti - ex "comunista" (militava in Lotta Continua) poi convertitosi alla religione berlusconiana, ex direttore dell'ottimo Studio Aperto, moderno telegiornale per giovani che, come si legge su wikipedia, si è distinto nel panorama informativo poiché «nel corso degli anni si sono ripetuti episodi in cui alcune notizie trattate dal telegiornale si sono rivelate false, a causa di una mancata verifica delle fonti oppure costruite dagli stessi giornalisti».
Fra l'altro, si scoprono cose che fanno anche sorridere: uno degli episodi riguarda il caso del ritrovamento, sul quaderno di un bambino, di un testo che è stato presentato dal telegiornale come un giuramento di obbedienza alle leggi del "branco", a cui sarebbe stato obbligato durante il suo soggiorno in un orfanotrofio. In realtà il testo altro non era che il giuramento dei lupetti, i giovani scout, come denunciato da Striscia la notizia. Durante le proteste contro la riforma Gelmini, il tg mostrò le immagini di aule universitarie piene di studenti, a voler dimostrare una scarsa adesione alle manifestazioni. Tuttavia Striscia dimostrò che le foto erano state scattate nel giorno precedente alle manifestazioni. In questi casi, la redazione di Studio Aperto ha risposto accusando Striscia La Notizia, ma senza mai scusarsi né spiegare le ragioni dell'errore. Durante le eccezionali nevicate che hanno investito il nord Italia durante i primi giorni del gennaio 2009, gli inviati del tg hanno trasmesso da alcune postazioni esterne. Nonostante abbiano dato ad intendere di essere in collegamento da diverse zone della città, in realtà i due conduttori si trovavano uno di fronte all'altro. Anche in questo caso, la redazione ha risposto che quello di Striscia La Notizia era un servizio il cui fine ultimo era "far ridere" e senza alcun nesso con la realtà, nonostante durante il servizio venne dimostrato chiaramente tutto. Il giorno della pubblicazione delle motivazioni del processo Mills, l'inviato ha detto testualmente che "Berlusconi fu assolto", nonostante la sua posizione venne sospesa a causa del Lodo Alfano. Ma qui Striscia non è intervenuta. Il capo è il capo. E bisogna rispettarlo.

Ebbene, costui Liguori ha dichiarato: «Io sono convinto che i lettori di Repubblica siano un popolo di imbecilli, perché continuano a leggere un giornale che gli racconta un sacco di panzane» ha detto all'Agr. «Repubblica sono 15 anni che dice che Berlusconi stupra, violenta, inganna, spaccia droga, ruba soldi. Lo dice impunemente, perché nessuno le chiede conto. Sono convinti che gli italiani siano un popolo di imbecilli, perché seguono Berlusconi». Insomma sarebbe una guerra fra due popoli di imbecilli, a questo dunque s'è ridotta l'Italia?
Nessuna sorpresa per le parole dell'ex direttore di TgCom: nel 2009 è stato condannato in via definitiva per diffamazione a mezzo stampa ai danni dei tre giudici torinesi che nel 1995 avevano disposto l'arresto dell'allora presidente di Pubblitalia Marcello Dell'Utri: Paolo Liguori nel corso della trasmissione Studio Aperto aveva paragonato l'operato dei giudici a quello dei militari serbi In Bosnia.

Pubblicato il 2/7/2009 alle 10.0 nella rubrica Attualità.

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