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POLITICA
13 luglio 2009
Era uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo...


Italia. 2030. Un ipotetico storico, riferendosi al primo decennio del XXI secolo, si chiederebbe:

«Perché il popolo tollerò o favorì e applaudì questi delitti? Una parte per viltà, una parte per interesse o per macchiavellismo. [...] Si rendeva conto la maggioranza del popolo italiano che questi atti erano [misfatti]? Quasi sempre, se ne rese conto, ma il popolo italiano è cosìffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere tra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto».

«[Era] uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo. Presso un popolo onesto e libero, [egli] sarebbe stato tutto al più il leader di un partito con un modesto seguito. [...] Sarebbe rimasto un personaggio provinciale, un po’ ridicolo a causa delle sue maniere e atteggiamenti, e offensivo per il buon gusto della gente educata a causa del suo stile enfatico, impudico e goffo. Ma forse, non essendo stupido, in un paese libero e onesto, si sarebbe meglio educato e istruito e moderato e avrebbe fatto migliore figura, alla fine. [...]
Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso. Vanitoso. Bonario. Sensualità facile, e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti. Scettico e sentimentale. Violento a parole, rifugge dalla ferocia e dalla violenza, alla quale preferisce il compromesso, la corruzione e il ricatto. Facile a commuoversi in superficie, ma non in profondità, se fa della beneficenza è per questo motivo, oltre che per vanità e per misurare il proprio potere. Si proclama popolano, per adulare la maggioranza, ma è snob, e rispetta il denaro. Disprezza sufficientemente gli uomini, ma la loro ammirazione lo sollecita. [...] Disprezzando (e talvolta temendo) gli onesti, i sinceri, gli intelligenti poiché costoro non gli servono a nulla, li deride, li mette al bando. Si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, e quando essi lo portano alla rovina o lo tradiscono (com’è nella loro natura), si proclama tradito, e innocente, e nel dir ciò è in buona fede, almeno in parte; giacché, come ogni abile mimo, non ha un carattere ben definito, e s’immagina di essere il personaggio che vuole rappresentare».

La descrizione del personaggio calza in modo quasi perfetto con il nostro presidentissimo. Eppure queste parole sono datate 1° maggio 1945, a firma di Elsa Morante, la quale descriveva il Duce, ormai travolto dagli eventi e dalla rabbia di Piazzale Loreto.

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POLITICA
27 giugno 2009
Silvio e le toghe nere


Da un articolo di giornale, si apprende una notizia piuttosto importante: giudici costituzionali a cena con il capo del governo, il suo fido braccio destro ed i presidenti delle commissioni Affari Costituzionali dei due rami del Parlamento. Si tratta del giudice Mazzella alla cui casa «si presentano Berlusconi, il ministro della Giustizia, Angiolino Alfano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Carlo Vizzini e quello della Camera Donato Bruno. Con loro arriva anche un altro collega di Mazzella, la toga Paolo Maria Napolitano».
Il tema dell'incontro riguarda - oltre al Lodo Alfano che la Consulta dovrà esaminare quest'autunno - le riforme costituzionali sull'amministrazione della giustizia, nello specifico il ruolo del P.M., del Csm e della composizione della Corte Costituzionale.

Chi sono i due giudici coinvolti? Citando Wikipedia, Paolo Maria Napolitano «venne chiamato come componente del gabinetto del Vice Presidente del Consiglio dei ministri Gianfranco Fini a palazzo Chigi all'inizio del I governo Berlusconi, conseguì la nomina a Consigliere di Stato nel 2003. Proseguì il rapporto con il Vice Presidente Fini quando questi assunse la carica di ministro degli affari esteri nel novembre 2004, seguendolo alla Farnesina dove ricoprì la carica di capo dell'ufficio legislativo».
Luigi Mazzella fra gli innumerevoli incarichi direttivi ministeriali «è stato dal 14 novembre 2002 al 2 dicembre 2004 Ministro della funzione pubblica nel Governo Berlusconi II».
Adesso forse qualcosa comincia a tornare.

Pare che uno dei due giudici sia stato incaricato di redarre una bozza di riforma costituzionale consegnata a Palazzo Chigi un paio di giorni dopo il vertice. «Una bozza che adesso circola nei palazzi del potere ed è anche arrivata negli uffici del Senato in attesa di essere trasformata in un articolato e discussa. Si tratta di quattro cartelle, preparate da uno dei due giudici, in cui viene anche rivisto il titolo quarto della carta fondamentale, quello che riguarda l'ordinamento della magistratura». Una bozza che «che separa le carriere, sostituisce i pm con gli "avvocati dello Stato", cambia il Csm e la Consulta».

Mazzella definisce Berlusconi "un vecchio amico" e «s'infuria». Intervistato, ha dichiarato: «Stiamo scherzando? Allora dovrei astenermi da tutti i lavori della Corte. A cena invito chi voglio. A casa mia vengono tutti, dall'estrema sinistra alla destra, sono amico personale di Bertinotti e di tante altre persone che vivono nel mondo della politica». Già, però Bertinotti, per quanto il comunismo sia nella sua fase d'oro secondo il nostro premier visionario, non beneficia di una legge, dal di lui segretario scritta, che lo protegge persino da una semplice denuncia di diffamazione o, eventualmente, da una corruzione.
Certo, gli amici sono amici, non si pretende che per nove anni - tanto dura la carica di giudice costituzionale - non si rivolgano la parola e debbano comunicare con provenzaneschi pizzini.

Ma è opportuno che chi deve decidere sul lodo Alfano intrattenga rapporti informali con lo stesso autore della legge controversa? E si badi che non si tratta di esaminare l'illegittimità di una legge qualsiasi, una delle tante illegittimità che ogni mese viene dichiarata e che passa inosservata. No, si tratta della legge più controversa degli ultimi anni, e che riveste un'importanza simbolica enorme.
Ed è opportuno che chi deve decidere intrattenga rapporti con l'unico soggetto che concretamente usufruisce dei benefici di quella legge e che ha un bisogno disperato di proteggersi da magistrati estremisti, perché eccessivamente zelanti?

L'on. avvocato Ghedini - dopo aver ricordato che il premier comunque non sarebbe universalmente rimproverabile perché tanto si configura come "utilizzatore finale" del Lodo Alfano - non vede nella cena «nulla di strano perché i giudici non vivono sul monte Athos ed è normale che frequentino le alte cariche. Spero che il Quirinale intervenga perché questa è un'aggressione alla Corte». Eppure il 25 marzo 2001 Berlusconi, allora all'opposizione, dichiarava circa la Corte: «dovrebbe essere arbitro e non lo è perché al suo interno ci sono alcuni giudici che si sentono legati alla sinistra politica». Caro avvocato, e adesso come la mettiamo? Evidentemente i due giudici di cui sopra, che non sono toghe rosse, hanno avuto e continuano ad avere legami stretti con esponenti del governo: come le dobbiamo chiamare? Stando al metro di giudizio suo e del suo datore di lavoro, tecnicamente sarebbero delle "toghe nere". Epiteto ridicolo, così come il suo opposto e propagandistico "toghe rosse".

Intanto il premier "liberale", fondatore del partito a uomo unico chiamato Popolo delle Libertà, dice che bisogna «chiudere la bocca a tutti questi organismi internazionali che ogni giorno dicono la crisi di qua e la crisi di là e anche agli organi di stampa che tutti i giorni danno incentivi alla paura e diffondono il panico». «Gli organi di stampa - ha insistito Berlusconi - riprendono le posizioni del tanto peggio tanto meglio delle opposizioni e danno incentivi alla paura». Questa, dunque, è la linea del partito sulla libertà di stampa. Ma gli iscritti - liberali si presume - sono d'accordo?

Infine, un episodio simpatico. In merito agli effimeri titoli del Giornale su vicende che avrebbero toccato Cesa e D'Alema e che non hanno avuto alcun seguito, il premier nobilmente e anche un po' ipocritamente (il Giornale è roba sua, dunque lui è stato il mandante di quei titoli) ha offerto loro la sua solidarietà. Ma Cesa, ingrato, ha ribattuto: «Non accetto solidarietà da nessuno, in particolare dal presidente del Consiglio». Al che il premier, offeso da un ex-servo ora affrancato, ha sbottato: «Mi dispiace che l'onorevole Cesa non accetti la mia solidarietà. La sua risposta è offensiva e disdice sia la sua immagine, sia la considerazione che nutrivo nei suoi confronti. Spero che torni in sé e che risponda alle provocazioni con la stessa serenità e con lo stesso stile con cui reagisco io».

Silvio, non tutti possiedono il tuo stile: da mafioso. E menomale.

POLITICA
20 giugno 2009
Lettera di un elettore al - suo - Presidente


Caro Presidente,

sono leggerissimamente preoccupato. La situazione in cui Lei e noi, suoi devoti e prostrati elettori, ci troviamo non è proprio delle migliori. Tanti di noi sono in cassa-integrazione o hanno perso il lavoro o non gli è stato rinnovato il contratto, e mi permetto umilmente di farle osservare che non era proprio verissimo quanto da Lei detto, e cioè che per tutti tutti c'erano ammotizzatori sociali.
Ma Lei ha ragione, sarà tutta una questione psicologica, presto passerà e torneremo a cantare forza Italia. Ma parliamo di cose serie, e non mi riferisco alla cessione di Kakà. Esprimo la mia fervida preoccupazione soprattutto per il dilagare ormai inarrestabile dei giudici comunisti: hanno architettato un'altra trappola. Bari eversiva.

So già cosa devo fare in questi casi, Presidente: gridare che sono magistrati politicizzati e che vogliono usare i mezzi giudiziari a fini politici. Ormai ho imparato bene e con Lei al governo ho avuto modo di sperimentarlo più volte. E funziona, nessuno di noi - suoi elettori - crede più ai magistrati. Abbiamo capito che sono tutti, ma tutti, una massa di incompetenti e fannulloni.

E adesso, di nuovo queste storielle di ragazze. Anche Avvenire ci si mette. Vuole che lei chiarisca. Ah! Questi preti! Non saranno diventati comunisti anche loro?
Ora dico, uno viene accusato e deve fornire le prove della sua innocenza? Certo, ci sono telefonate che parlano di Lei, registrazioni di una ragazza - comunista o solo furba - che forse la ricattava. E va bene, ammettiamo pure che mentre Lei aspettava lo spoglio dei voti delle elezioni americane, anche la ragazza aspettava lo spoglio, ma un altro. E che poi Lei le avrebbe detto "aspettami nel letto grande". E allora? - mi domando. Che forse nessuno aspetta - lo spoglio - comodamente nel letto? Devono essere stati i servizi segreti, in accordo con il Kgb. Ah no, è vero che Putin è suo amico. Murdoch? Ma no, il Corriere della Sera mica è suo. I poteri forti giudo-massonici? Ma lei non era iscritto alla P2? Insomma, Presidente, non capisco più nulla! Contro chi devo gridare: comunisti?

Comunque, resto molto amareggiato come cattolico che un giornale di fede cattolica giudichi Berlusconi; questi vescovi farebbero bene a seguire l'insegnamento del Vangelo: NON GIUDICARE SE NON VUOI ESSERE GIUDICATO, fanno troppo politica e cosi fanno allontanare i credenti dalla Chiesa.

E poi i giornali, che croce. Giornalai direi, non giornalisti. Sono gli ultimi militanti della sinistra: dopo quelli con la pistola ci sono quelli con la penna a biro. Tutti, da Repubblica all'Unità, al Corriere, all'Avvenire, al Times, al Time, Daily Mail, Indipendent, El Paìs: il comunismo dilaga in Europa.
Lo vogliono capire o no che NON CE NE FREGA NIENTE di tutte queste occhiate dal buco della serratura! Guardoni! Anzi, perché non organizzare una raccolta di firme a sostegno del Premier ELETTO e a dileggio dei guardoni?

Ma risulta chiaro il perchè di tutte le porcherie che vengono scritte su alcuni giornali e dette da taluni esponenti politici. E' assolutamente chiaro un attacco al capo del governo che godeva e gode di tantissima e meritata popolarità. Una persona concreta, molto attiva, che ha un carattere spartano ed esuberante e che qualche volta, però, si lascia sfuggire una frase o un gesto che purtroppo dà spazio all'opposizione di esprimere esagerati giudizi e polemiche. Non si rende conto l'opposizione che non stanno discreditando il premier d'Italia, ma l'Italia stessa, dando spazio ai nostri concorrenti di sempre (Francesi, Inglesi, Tedeschi, Spagnoli) per sminuire il prestigio che ci siamo guadagnati agli occhi del mondo. Tutti non fanno altro che dire che Berlusconi è il padrone dell'informazione; mi chiedo quale.

E poi mi sembra che ci siano evidenti segni di "accerchiamento" nei Suoi riguardi (Fini e Avvenire sono emblematici nelle loro dichiarazioni). Il fine ultimo evidente è quello di indurlo a farsi da parte e a lasciare il posto a politici "vecchia maniera". Verosimile una prossima scissione di parte del PDL lato AN, tesa a cercare un governo di larghe intese con UDC e PD, con eventuale appoggio esterno della Lega.

Un suggerimento: si indaghi su eventuali collegamenti fra l'azione eversiva delle BR in Sardegna e le aggressioni alla privacy del premier che potrebbero avere valenza assai più inquietante, come veri e propri atti preparatori di attentati alla villa del Premier, alla sua persona ed a quella dei suoi ospiti illustri (non le donette di cui parla la sinistra, prezzolate chissà da chi, forse dall'opposizione).

E che dire di questa sinistra? Il baffino Dalema è stato istruito alla scuola delle Frattocchie, famosa scuola Sovietica: spargere accuse, menzogne, veleno per poi nascondere la mano. Ma il Presidente della Repubblica Napolitano, perchè non interviene?

Sono convinto che sia in atto una guerra non dichiarata. In guerra quando il nemico usa il gas o armi non previste dalle convenzioni, è bene difendersi con tutto ciò che si ha, specialmente se si hanno armi convenzionali di grande potenza. Perciò, immediatamente togliere il finanziamento pubblico ai giornali e ai partiti; riforma lampo della magistratura con: separazione delle carriere e (benché la cosa non mi piaccia) elezione popolare di giudici e pubblici ministeri. Tutte cose normalissimi in altre democrazie occidentali. Questo solo per iniziare, poi vediamo. Non parlo di golpe o di cose simili, ma ad esempio si potrebbe continuare con lo scrivere regole precise su come vanno condotte le trasmissioni in RAI, così facciamo felici Rai3, Santoro, Floris e compagnia bella che dicono che queste "regole di regime" sono già in atto. Di certo non possiamo continuare in questo modo!!!

Comunque, non se la prenda più di tanto, Presidente. Alla base, ormai lo sappiamo tutti, c'è un odio viscerale e personalizzato solo nei Suoi confronti. Ma il popolo delle libertà è vaccinato contro gli attacchi dei nipotini di Togliatti. Potrebbero dire qualunque cosa, noi non gli crederemo mai, come mai abbiamo creduto alla loro ex ideologia di falliti. E poi, capirai che scandalo se a Lei, come a tutti noi, del resto, piace la gnocca.
Poi non importa ciò che Lei dice veramente. Si inventa un Berlusconi virtuale (naturalmente negativo) e poi si basano tutti i commenti su questo personaggio inventato fino a farlo credere vero. Dal “preconcetto” si crea il “luogo comune”, figura di psicopatologia di massa in cui purtroppo molti sono indotti. Era il metodo della Russia Comunista, e si perfeziona nel mondo di “1984” di Orwell. Ci stiamo arrivando, anzi veramente ci siamo già, basta sentire la Bindi, Franceschini, Di Pietro e compagnia.


Insomma, diciamocelo chiaro: non possiamo più andare avanti così. Una bella rivolta popolare ci vuole, una grande manifestazione a sostegno del Premier, contro tutti quei poteri politici e non, che fregandosene del volere del popolo sovrano, vorrebbero mettere al governo questa sgangherata sinistra, che come sempre li appoggia.
Cosa stiamo a fare qui? Cosa perdiamo tempo a scrivere? E' arrivato il momento di svegliarci dal torpore! Non possiamo più tollerare che il Nostro Presidente venga irriso e infangato in questo modo! Scendiamo in piazza. Organizziamo UN'ENORME MANIFESTAZIONE che metta a tacere per sempre chi si azzarda a mettere in giro chiacchiere circa il fatto che il Paese si sta allontanando dal Suo premier. Dimostriamo all'Europa e al mondo quanto gli italiani amino il loro Presidente! Sveglia Amici, Svegliaaaaaaa!!

Ultima cosa: Non sono riusciti a farla fuori con Mangano e pretendono di farla fuori con qualche meretrice?



Liberamente ispirato ai commenti dei navigatori pervenuti al quotidiano di famiglia "IL GIORNALE" in questi giorni.
Questa è la vera psicopatologia di massa - fanatismo berlusconiano - dell'Italia del XXI secolo.

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POLITICA
6 giugno 2009
Quando l'informazione (e l'indignazione) viene dall'estero


El Pais diventa il primo quotidiano in Italia
. Incredibilmente, oggi il quotidiano spagnolo pone nella sua
homepage quattro articoli in italiano. Non era mai successa una cosa simile. Si tratta di Alla sinistra di Papi, Un uomo solo al telecomando, Anatomia di Berluscolandia e La terra desolata. Seguiti da altri 7 articoli in lingua spagnola, fra cui un editoriale tradotto in lingua italiana (Berlusconi allo scoperto): avremmo davvero voluto vedere
questi articoli su un giornale italiano, come il Corriere della Sera; purtroppo ciò è impossibile.

Facile poi pensare che si tratti di un "attacco" personale del giornale spagnolo. Non è così: la notizia è stata ripresa da tutti i media stranieri, europei e non (oltre 200 siti nel mondo e moltissime televisioni), eccetto quelli italiani ovviamente.

Si tratta piuttosto di un'azione simbolica.

Nonostante tutto, il premier non è poi così infelice che si parli della sua vita privata, visto che questa improvvisa tempesta mediatica, proveniente soprattutto dall'estero, ha oscurato immediatamente le gravi vicende descritte dalla sentenza Berlusconi-Mills, distolto l'attenzione dalla conseguenze della crisi economica, e soprattutto distratto dalla cessione di kak
á. Peraltro, Silvio è stato accorto, avendo «paralizzato fino a lunedí la comunicazione della vendita di Kaká per non farsi scappare un solo voto». Non è tanto l'intenzione del capo del governo quello che stupisce e sconvolge, quanto sapere che ci siano italiani il cui orientamento politico potrebbe dipendere dal calciomercato della squadra del cuore. Si rasenta l'inverosimile.

Sueddeutsche Zeitung, periodico tedesco, commenta così: «Le colpe del politico Berlusconi non sono da ricondursi all’ambito erotico. Il "Cavaliere" si è macchiato di colpe molto più gravi: verso lo stato di diritto italiano, verso la democrazia e nei confronti del principio della pluralità dei media, che costituisce il fondamento di una nazione sana, moderna e prospera. Lo stato di diritto, nella fattispecie la giustizia, è stato nuovamente oggetto di attacchi da parte di Berlusconi nei giorni passati in un modo che veramente dovrebbe richiamare l’Unione Europea ad intervenire». «Ma la più grave nefandezza Berlusconi l’ha compiuta nei confronti della libertà dei mezzi di comunicazione». «Con le sue emittenti tv Berlusconi ha allevato il suo popolo di elettori. La sinistra italiana gli si oppone troppo blandamente. Soprattutto ha trascurato di tutelare il pluralismo del mondo mediatico. Per questo oggi non può che aggrapparsi miseramente a Noemi».

Secondo El Pais, la pubblicazione delle foto ha suscitato così tanto interesse che ieri le visite al sito ElPais.com sono triplicate, per un totale di 3.570.000 (probabilmente le pagine visualizzate), record assoluto di visite in un giorno solo. Le visite di navigatori italiani, che di solito rappresentano appena l'1% del totale, ha raggiunto ieri un indice vicino al 20%, con oltre 700.000 utenti. Per la prima volta, inoltre, la percentuale degli utenti non residenti in Spagna è stata del 72% e dunque ha superato di gran lunga gli utenti spagnoli, appena un 28%.

Fra i tantissimi commenti pervenuti agli articoli del quotidiano spagnolo, uno merita particolare attenzione, per la sua estrema semplicità ed ingenuità, ma che per un italiano può risultare imbarazzante. La domanda che pone Ana, questo il nome della ragazza che scrive, è davvero banale: «Cosa succede in Italia? Perché quest'uomo vince le elezioni? Se sono tanti a criticarlo, ma allora chi è che lo ha votato?».

Difficile rispondere. Forse si potrebbe sintetizzare questi ultimi 15 anni con una lungimirante frase di Enzo Biagi:
«Un uomo solo al telecomando».

POLITICA
25 maggio 2009
L'Italia è il paese che amo, parola di Silvio


Si legge nelle motivazioni della sentenza Berlusconi-Mills da poco depositate
: «Io mi sono tenuto in stretto contatto con le persone di B [“the B people”] e loro conoscevano la mia
situazione. Erano consapevoli, in particolare, di come i miei soci si fossero intascati la maggior parte del dividendo; sapevano bene che la modalità con la quale io avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito ma ho superato passaggi difficili, per metterla giù delicatamente) avrebbe tenuto Mr B fuori da un sacco di problemi che gli sarebbero ricaduti addosso se solo avessi detto tutto quello che sapevo. All’incirca alla fine del 1999 mi fu detto che avrei ricevuto dei soldi, che avrei potuto considerare come un prestito a lungo termine od un regalo. 600.000 dollari furono messi in un hedge fund e mi fu detto che sarebbero stati a mia disposizione, se ne avessi avuto bisogno (i soldi furono collocati nel fondo perché la persona collegata all'organizzazione di B era qualcuno con il quale avevo discusso in molte occasioni di questo fondo e si trattava di un modo alternativo per rendere disponibile la somma). Consideravo il pagamento come un regalo [“as a gift”]. Di cos'altro poteva trattarsi? Non ero un loro dipendente, non li rappresentavo, non stavo facendo nulla per loro, avevo già reso la mia deposizione, ma sussisteva ancora il rischio di futuri costi legali (così come ce ne erano già stati) e di una grossa dose di ansia (che c’è certamente stata). La faccenda proseguiva da otto anni.
Si tratta della famosa lettera che l'avv. Mills scrisse al suo commercialista, e che, secondo il tribunale di Milano, contiene la sua confessione.

Quando scese in campo nel lontano 1994, seppur ineleggibile, Silvio Berlusconi era un imprenditore di successo, almeno nell'immaginario popolare. Del resto, nelle sue televisioni appariva con uno dei suoi famosi sorrisi a denti stretti per raccontare la sua voglia di cambiare l'Italia, e ci riuscì. In peggio però. Struggeva i cuori della gente declamando indimenticabili frasi del tipo: «L'Italia è il paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho anche appreso la passione per la libertà. Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare».
Dunque, si proponeva como uomo vincente, come uno che ce l'aveva fatta, e gli italiani gli credettero, dandogli la loro fiducia nel 1994, e poi ancora nel 2001, e ancora nel 2008: errare humanum est, perseverare autem diabolicum. Poi nel corso del tempo, iniziavano a saltare fuori i particolari del suo successo imprenditoriale, quella che altri chiamarono persecuzione giudiziaria (un concetto che il governo Mediaset ebbe modo di iniettare nelle menti degli italiani): tanti dettagli inquietanti occultati in modo strategico all'opinione pubblica per anni, chiaramente con la complicità dei vari Vespa, Mentana (ora indignato e redento; ah inconsciente: mai sputare nel piatto in cui si mangia) e mediante i bulgari bavagli ai Luttazzi e altri personaggi poco fortunati in Rai. Insomma, attraverso le tante sentenze, qualcuna di piena assoluzione (davvero poche), altre di assoluzione perché il fatto non costituiva più reato, altre di proscioglimento per intervenuta prescrizione del reato, sono state ricostruite le vicende di una delle imprese più promettenti nel settore della comunicazione in Italia e in Europa. Peccato però che ricorrano tristi parole come corruzione, finanziamenti illeciti, società off-shore, tangenti, evasione fiscale, falso in bilancio, fondi neri; e peccato che ci siano state condanne di molti gregari, gente che si sporcò le mani per il capo, che avevano a che fare con quell'impresa: Previti, Berruti, Mills, Dell'Utri, ecc.; ma Berlusconi mai, è un dato di fatto.

Soprattutto, però, si capisce perché il Cavaliere scese in campo, cioè quale fosse il vero motivo fondante il suo improvviso interesse verso la cosa nostra, cioè la cosa pubblica (che avete pensato, maliziosi!). Secondo wikipedia, la sovietica wikipedia, egli affermò (immancabilmente diremmo oggi): «Scesi in campo perché gli eredi dei comunisti stavano per prendere il potere dopo aver scardinato la democrazia con l'uso politico della giustizia». Ma il sig. Dell'Utri, oggi Onorevole, fedele compagno caduto recentemente in disgrazia (per una leggera condanna a 9 anni di carcere con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa), si mostrò più sincero del capo, essendo chiaramente abituato al rispetto di un certo codice d'onore: «Silvio Berlusconi è entrato in politica per difendere le sue aziende». Ma ancora più esplicito si rivelò illustrando che la situazione della Fininvest era nera, avendo accumulato ben 5 mila miliardi di debiti. «Franco Tatò, che all'epoca era l'amministratore delegato del gruppo, non vedeva vie d'uscita: "Cavaliere, dobbiamo portare i libri in tribunale" [...] I fatti poi, per fortuna, ci hanno dato ragione e oggi posso dire che senza la decisione di scendere in campo con un suo partito, Berlusconi non avrebbe salvato la pelle e sarebbe finito come Angelo Rizzoli che, con l'inchiesta della P2, andò in carcere e perse l'azienda».
A quanto pare, sempre secondo la cubana wikipedia, «i principali manager del gruppo mal sopportavano la presenza di Tatò in quanto egli era stato imposto dalle banche in qualità di "commissario" del gruppo. Questa nomina, annunciata a sopresa da Berlusconi in una cena domenicale nell'ottobre del 1993, risultò alquanto sgradita in quanto annunciava il capolinea di una gestione che aveva portato il gruppo ad un risultato operativo che pareggiava a malapena gli interessi sul debito da pagare alle banche. Pezzi importanti del gruppo Fininvest erano praticamente ipotecati: Cariplo, Comit, Banca di Roma, Bnl, Montepaschi a garanzia di un indebitamento "monstre" possedevano i pacchetti di controllo della Standa e della Sbe (Silvio Berlusconi editore) ossia della controllante della Mondadori».

Sennonché, il pluripremier ebbe modo più volte di ricordare che «appena sono sceso in politica, hanno cominciato a fischiare i proiettili delle procure eccellenti per rovesciare il mio governo». E ancora: «Da quando sono sceso in campo, la magistratura ha dedicato alla Fininvest un'attenzione e un impegno degni della maggior organizzazione mafiosa». Circostanza però che ha trovato una smentita "giudiziaria" per bocca di un GIP di Brescia che, archiviando una denuncia del Truce sporta contro i magistrati di Mani Pulite (per attentato agli organi costituzionali addirittura), disse che «risulta dall'esame degli atti che, contrariamente a quanto si desume dalle prospettazioni del denunciante, le iniziative giudiziarie [...] avevano preceduto e non seguito la decisione di "scendere in campo"». Difatti, aggiungiamo noi, e tanto per citare un esempio, la Corte d'appello di Venezia, già nel 1990 (quattro anni prima della sua entrata in politica), aveva dichiarato Berlusconi colpevole di aver giurato il falso davanti al Tribunale di Verona che indagava sulla sua iscrizione alla P2.

Ora, con la sentenza di primo grado della vicenda Mills, si chiude un po' il cerchio della storia imprenditoriale del Cavaliere dei roventi anni novanta (sulla storia imprenditoriale degli anni settanta rimangono ancora molti dubbi, in particolare sulla fonte del denaro necessario a dare avvio ai suoi affari). Si può agevolmente concludere che la prima grande menzogna del Truce fu sul suo presunto successo: nel 1994 Silvio Berlusconi era un uomo pieno di debiti, sull'orlo del tracollo finanziario e assolutamente risoluto a non pagarne le conseguenze penali. Rispondeva dunque ad un modello di imprenditoria all'italiana, si potrebbe dire. Successo a tutti i costi. Vittorie da conseguire sempre e comunque, con qualunque mezzo. Alla Moggi diremmo oggi. Un po' camorrista (o di Sistema), direbbe un lettore di Gomorra. D'altronde, a pensarci bene, questa mentalità non è poi così lontana dalla mentalità dell'imprenditoria mafiosa, che si avvale di qualunque mezzo, lecito o illecito, per avere successo nel mercato legale e sbaragliare la concorrenza. A ben vedere, non è nemmeno necessario che il Truce abbia avuto contatti con personaggi mafiosi, come è stato peraltro appurato più volte, per affermare come il suo modo di fare imprenditoria, politica e quant'altro, si possa classificare in modo nitido fra quei comportamenti di carattere mafioso che distruggono la legalità di un paese.

Tornando, infine, alla confessione di Mills, egli scrisse, come si è potuto leggere sopra, che «sapevano bene che la modalità con la quale io avevo reso la mia testimonianza avrebbe tenuto Mr B fuori da un sacco di problemi che gli sarebbero ricaduti addosso se solo avessi detto tutto quello che sapevo». Si riferiva forse agli italiani? E' un'accusa? Un rimprovero per i nostri disastri di questi anni? Lo sapevano gli italiani? Forse no, all'epoca. Ebbene oggi, senza più nessuna scusa, se ogni cittadino dicesse quello che sa, o quantomeno dovrebbe sapere, su Berlusconi, il Truce stesso scapperebbe a Santo Domingo con il primo aereo, e magari con 2 ore e mezzo di ritardo, se di Alitalia.
Ah, dimenticavo che siamo italiani. Lunga vita a Silvio.



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POLITICA
24 maggio 2009
La servitù informativa e l'appello anti-Silvio firmato dalla Gandus: ha ragione il Truce, torna il comunismo


Ebbene, tanto si è detto sulla sentenza di Milano che non poteva non uscire la mitica accusa, chiaramente da ultima spiaggia, del giudice nemico politico. In realtà, i nemici politici devono essere per forza in tre, dato che Nicoletta Gandus ha presieduto il collegio giudicante nel caso Mills-Berlusconi, appunto composto da tre giudici (fra cui la Gandus), e dunque si presume che - oltre ad essere iscritta al partito comunista nord-coreano, ad aver partecipato sette volte sette all'internazionale socialista ed aver condotto operazioni di sabotaggio in Vietnam per ordine del KGB - abbia avuto una forza intimidatrice tale da aver convinto e obbligato anche i restanti due giudici a dichiarare la colpevolezza di Mills e sancire l'avvenuta corruzione da parte del premier, o peggio in combutta con essi in esecuzione di un vasto disegno criminoso con l'intento chiaramente perverso di eliminare il capo dalla scena politica e sovvertire l'ordine costituzionale, affinché il NPCI (Nuovo Partito Comunista d'Italia) prenda il potere a seguito della presa di Arcore.

I giornali e le televisioni hanno dato tanto spazio al premier e ai suoi cuccioli. L'impavida giudice comunista è rimasta saggiamente in silenzio. I giornali come Repubblica, che da vari giorni continua intrepida a sostenere la sua battaglia sulle 10 domande al capo del governo riguardanti il caso Noemi (strano che non abbia proposto altrettante domande rispetto il caso Mills, o peggio: rispetto i contatti mafiosi del magnifico! Ma si sa, questa si chiama utopia), e che viene elogiato dal Times e dal Guardian, hanno dimenticato di pubblicare il documento che smonterebbe in pochi secondi tutte le panzane berluschine. Si tratta dell'appello con cui la Gandus ha dichiarato guerra al premier, secondo Ghedini & Friends, mentre secondo una persona ragionevole che riesca a contare fino a 22 (il numero dei procedimenti penali contro Berlusconi, secondo la sovietica Wikipedia) e secondo i giudici della Corte d'Appello di Milano e della Cassazione, appare come un documento promosso dal Procuratore aggiunto di Milano e sottoscritto, dunque condiviso, da oltre 100 magistrati di tutta Italia, preoccupati dall'impatto deleterio per il paese delle norme bizzarre e spudoratamente utili al premier emanate dalla di lui servitù parlamentare nel corso delle legislature che vanno dal 2001 al 2006.
La data è il 16 febbraio 2006, dunque pochi mesi prima del termine del terzo governo Berlusconi, il più disastroso dal punto di vista della legalità democratica. Il titolo è "Un impegno per la giustizia".
Leggiamolo:

Si sta chiudendo una delle più tormentate e controverse legislature della storia repubblicana e c’è oggi la prospettiva di un cambio di governo. Ma deve cambiare anche il modo di governare: dal punto di vista costituzionale e dei rapporti tra cittadini ed istituzioni.
Il lavoro che attende il nuovo governo è quindi di enorme complessità e responsabilità e si estende a settori di grande importanza per la collettività: l’informazione, la sanità, il lavoro, l’ambiente e i beni culturali, la ricerca, l’istruzione, la politica fiscale e tributaria.
Importanti riforme di sistema sono necessarie anche per ridare ai cittadini fiducia nella giustizia. Ma in questo settore noi tuttavia riteniamo che vi sia una inderogabile priorità: la cancellazione delle principali leggi che sono state adottate quasi esclusivamente al fine di perseguire gli interessi personali di pochi, ignorando quelli della collettività. Si tratta di leggi che – a prescindere da ogni altra considerazione - hanno devastato il nostro sistema giustizia e compromesso il principio della ragionevole durata dei processi.
Alcune di queste leggi, pur da riformare, sono state disinnescate dalla Corte Costituzionale (ad esempio il cd. “Lodo Schifani”, cioè la L. 20.6.2003 n. 140 sulla sospensione dei procedimenti per le alte cariche dello Stato) o dai giudici di merito e dalla Corte di Cassazione (è avvenuto per la Legge sulle rogatorie n. 5.10.2001 n. 367 e la cd. “Legge Cirami” 7.11.2002 n. 248 sullo spostamento dei processi per legittimo sospetto).
Ma, per altre leggi è necessaria l’abrogazione immediata: solo con la loro abrogazione, infatti, sarà possibile restituire credibilità al paese sul piano internazionale e dignità ai governanti e ai rappresentanti politici ed ottenere la partecipazione della collettività nazionale agli sforzi necessari per ricostruire una scala di valori condivisi.
Le leggi che devono costituire oggetto di abrogazione già nei primi mesi della legislatura sono:

- la Legge di “depenalizzazione” del falso in bilancio ( D.L.vo 11.4.2002, n.61), che rappresenta la tipica traduzione in termini normativi della cultura della illegalità e contrasta con la tendenza mondiale a punire con maggiore severità la false comunicazioni in materia societaria;

- la Legge cd. “ex Cirielli”, 5.12.2005 n. 251, definita “obbrobrio devastante” dal Presidente della Corte di Cassazione, che ha di fatto introdotto nuove cause di impunità per i potenti (attraverso la prescrizione breve dei reati, anche gravi, commessi dagli incensurati) e pesanti discriminazioni verso i recidivi anche per reati non gravi: dunque, incentivi a manovre dilatorie ed il prevedibile aumento della popolazione carceraria saranno l’effetto di un diritto penale per tipo d’autore;

- la barbara riforma della legittima difesa approvata definitivamente il 24.1.2006, che introduce una presunzione di proporzionalità tra i delitti contro il patrimonio in ambiente privato e la reazione violenta con armi da fuoco contro chi ne è responsabile;

- la cd. Legge Pecorella sulla inappellabilità delle sentenze di proscioglimento, approvata definitivamente il 15.2.2006, che, a parere di molti, altera il principio costituzionale della parità delle parti nel processo e, dilatando le possibilità di ricorso alla Corte di Cassazione, parzialmente la trasforma in giudice di merito, ingolfandola e rendendone ingestibile l’attività.

L’impegno di coloro che intendono formare il futuro Governo deve estendersi inoltre alla sospensione immediata della efficacia di tutti i decreti legislativi di attuazione delle legge di riforma dell’ordinamento giudiziario (Legge delega n. 150 del 2005): solo così potrà essere predisposto e realizzato un progetto di riforma di ampio respiro, utilizzando i contributi del CSM, degli accademici, della magistratura associata, degli avvocati e delle associazioni dei giuristi e del personale amministrativo.
Chiediamo allora a tutti coloro che parteciperanno alla prossima campagna elettorale un impegno espresso, preciso e incondizionato ad operare immediatamente per l’abrogazione di queste leggi, che non sia diluito in promesse di riforme generali nei vari settori dell’ordinamento.
L’assunzione di tale impegno è condizione e garanzia irrinunciabile perché, come giuristi e come cittadini, possiamo confidare nella volontà degli eletti di ripristinare effettivamente, non solo in questo campo, le regole fondamentali della democrazia.

Premettendo che la redazione della lettera non è opera della Gandus, dal momento che questi è stata soltanto una fra le centinaia di magistrati (dunque tutti potenzialmente da ricusare secondo il pensiero ghediniano) che hanno firmato l'appello, le parole che sono state qui riportate fondano le accuse evidentemente infondate (si perdoni il bisticcio) da parte dei Berlusboys. Si ricordino, a futura (e brevissima, quella degli italiani) memoria, le parole del premier: “attivista della sinistra estrema” e “nemico del Presidente del Consiglio”.

A ciascuno la libertà di giudicare il grado ed il livello di sfrontatezza della menzogna. E l'intensità della servitù informativa.



permalink | inviato da CittadinoInformato il 24/5/2009 alle 1:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
20 maggio 2009
Berlusconi-Mills: le responsabilità degli italiani
   

Escono le motivazioni della sentenza Berlusconi-Mills* ed ecco che la truppa dei gregari, lustrascarpe, dirigentucoli del partito del premier ripetono la lezioncina imparata a memoria, sul presupposto e forse la consapevolezza che gli italiani siano rimbecilliti. Solo un esempio:
Bondi:
"Ancora una volta teoremi giudiziari tanto infondati quanto perseguiti con ostinazione intervengono, specialmente alla vigilia di appuntamenti elettorali, a condizionare e turbare pesantemente la vita politica italiana". "Tutto gia' visto, compresa la solita, immancabile strumentalizzazione da parte della sinistra".
Cicchitto: “Continua l’uso politico della giustizia”, ha dichiarato in una nota. “Certamente, come ha rilevato la difesa, Mills ha pagato a duro prezzo di essere stato associato a suo tempo nel processo con Berlusconi”, ha aggiunto, “c’era una prova dell’inesistenza del reato di corruzione che è stata del tutto ignorata”.
Galan: "Una sentenza dipietrista, d'altra parte la cosa accade nel tribunale di rito ambrosiano, tenta di rilanciare l'antiberlusconismo in salsa giudiziaria''.
Capezzone: "Nel merito, la vicenda Mills e' stata chiarita e smontata piu' volte dai legali del Premier. Ma quel che è piu' grave è l'aspetto politico: se qualcuno, nell'opposizione, pensa ancora di poter usare l'arma giudiziaria per colpire un governo liberamente scelto dai cittadini, commette un errore, e fa anche un calcolo elettorale sbagliato. Gli italiani non ci cascano piu'''.
La Russa: ''A prescindere dal merito della vicenda, che non risponde per niente all'opinione che mi sono fatto, devo dire che dopo aver aspettato tre mesi per depositare le motivazioni, dato che non e' stato possibile farlo un mese fa, forse era possibile farlo tra un mese, se non si voleva essere oggetto di polemiche e dell'inevitabile accusa di giustizia a orologeria".

Giustizialismo, garantismo, dipietrismo, uso politico della giustizia, uso mediatico della giustizia, tribunale politicizzato, toghe rosse, giudice nemico personale del premier, giustizia a fini di lotta politica, persecuzione giudiziaria, giustizia a orologeria: sono tutti concetti che i media governativi hanno inculcato pazientemente e accuratamente nelle menti degli italiani in questi 15 anni di potere diretto o indiretto di Silvio, ed hanno avuto successo. Sono gli italiani
stessi che lo confermano, rispondendo con silenzio e indifferenza alle inquietanti vicende giudiziarie del presidente Berlusconi. L'opera instancabile di delegittimazione della giustizia, aggiunta alla pessima luce di cui essa gode a causa delle ataviche disfunzioni amministrative, ha creato una sfiducia epocale rispetto l'amministrazione della giustizia, in particolare sulla bontà dell'operato dei pubblici ministeri e dell'imparzialità delle decisioni dei giudici su questioni che riguardino persone "importanti", come i politici.

Il risultato è che se il premier è coinvolto in vicende penalmente rilevanti, allora se ne deve desumere che è vittima della persecuzione, perché ci sono giudici che utilizzano il loro status e potere per escluderlo ingiustamente dalla vita politica del paese. Dunque, non vale più la regola: se Tizio è colpevole di un reato allora dev'essere punito. La regola odierna è: se Tizio è colpevole di un reato (e se Tizio è premier) allora è vittima della lotta politica dei magistrati e non può ovviamente subirne lui le conseguenze. Certo, la presunzione di innocenza vale per tutti. Ma possibile che non vi siano effetti per un fatto così rilevante?

La gravità vera di quanto accade, allora, non è tanto che un imprenditore e politico importante si sia macchiato di corruzione; il dato veramente inquietante è che serpeggia il timore che la maggioranza degli italiani, presumibilmente gli stessi che hanno votato gli attuali partiti di maggioranza, ormai riconoscano che la condanna di Mills sia priva di valore non solo giuridico ma anche politico. Che la fonte di quella condanna sia manipolata, parziale e quindi senza legittimità alcuna. Questo è il vero lodo Alfano, questo l'esito della manipolazione mediatica lunga 15 anni: se la gente avesse ritenuto iniquo il fatto che il premier si sottraeva per la seconda volta alla giustizia con un provvedimento ad hoc, sarebbe corsa in piazza a protestare sino a che non fosse stato ritirato il provvedimento; ma questo, purtroppo, non è successo. Se la gente avesse ritenuto scandaloso che Mills era stato riconosciuto colpevole, sarebbe corsa in strada a chiedere le dimissioni, magari senza lancio di monetine. Allora,  parliamoci chiaro, quella fabbricata dal presidente del consiglio non è più una semplice protezione giuridica a 360 gradi, ma è uno scudo ben più ampio, una protezione politica e sociale: ciò che si osserva è un incondizionato, imprudente, incontestabile avallo morale ed etico degli italiani, che rende impunibile e insidicabile, sotto ogni punto di vista, la persona più potente d'Italia. E' il popolo italiano che lo permette: è il popolo italiano che lo vuole. In fondo, quando si ama veramente si perdona tutto.
"Gli italiani stanno con me, con me", ha urlato il premier a un giornalista di Repubblica. Mi risulta difficile dargli torto, allo stato delle cose; così come risulterebbe difficile a un qualsiasi osservatore esterno che si avvicini alle vicende del nostro paese. «Ma come - vi dirà - voi permettete tutto questo? Allora devo concludere che siete d'accordo, vi sta bene: insomma, ne siete complici».
E' ora di dire basta anche a coloro che giustamente dicono che in fondo gli italiani sono stati manipolati. Il massimo dello scandalo è avere un capo del governo ritenuto ufficialmente corruttore, che altro si vuole per insorgere e ribellarsi a questo stato di cose? Non c'è manipolazione che tenga.

Gli italiani-italioti, a questo punto, sono ad un bivio: diventare  finalmente coscienti del baratro in cui è precipitato il loro paese, smettendo di considerarsi politicamente incapaci di intendere e di volere, rimediando al generale disinteresse per la vita politica, e dicendo basta all'atteggiamento vittimistico secondo cui le colpe sono tutte dei politici cattivi e ciò giustifica la drammatica situazione attuale; l'alternativa è perseverare nella direzione oscura guidati dalla stella artificiale di un capitano attempato e impunito, deliziandosi delle sue spassose panzane sull'irrealtà quotidiana, ma comprendendo però, e una volta per tutte, che è arrivato il momento di assumersi tutte le responsabilità: gli italiani tutti saranno gli unici responsabili di ciò a cui andranno incontro.

*
Secondo i giudici milanesi, l'avvocato inglese incassò 600 mila dollari dal gruppo Fininvest per testimoniare il falso nei processi per le tangenti alla Guardia di Finanza e All Iberian. "Mentì per consentire a Berlusconi l'impunità", recita un passaggio delle 400 pagine delle motivazioni. Un'accusa gravissima. Una prova schiacciante. Dalla quale il Cavaliere, guardandosi bene dal difendersi nel processo, ha preferito svicolare grazie al salvacondotto di un'altra legge ritagliata su misura, e ora sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale. Perché dietro la formula enfatica che dà il titolo al Lodo Alfano (cioè la "sospensione dei processi per le Alte Cariche dello Stato") è chiaro a tutti che l'unica carica da salvare era ed è la sua. "Riferirò in Parlamento", annuncia ora Berlusconi. Bontà sua. Pronuncerà l'ennesima, violenta invettiva contro le toghe rosse e la magistratura comunista, "cancro da estirpare" nell'Impero delle Libertà. E invece basterebbe pronunciare una sola parola, quella che non ascolteremo mai: dimissioni. (Repubblica, 19 maggio 2009)



permalink | inviato da CittadinoInformato il 20/5/2009 alle 16:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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